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Età Archeologiche

 
 
 

Età del bronzo - Antico

    Periodo: da 2.200 a.C. - a 1.600 a.C.
     
 
Antico

Nei territori del Vicino Oriente, l’evoluzione della metallurgia  porta alla scoperta del bronzo, una lega di rame e stagno più resistente del rame. Sul continente europeo, la comparsa di questo materiale a partire dalla fine del XIII millennio a.C. dà avvio a una nuova epoca, l’Età del Bronzo, la quale, nell’ambito della preistoria italiana, viene suddivisa in Bronzo Antico (2200-1600 a.C.), Bronzo Medio (1600-1300 a.C.); Bronzo Recente (1300-1200/1150 a.C.), Bronzo Finale (1200/1150-900 a.C.). L’antica Età del Bronzo è a sua volta suddivisa in due sottoperiodi, I (2200-1800 a C.) e II (1800-1600 a.C.), entrambi interessati dalla cosidetta Cultura di Polada, insediatasi nell’area compresa tra l’Alto Adige, la Lombardia e il Veneto. Le popolazioni appartenenti a questa cultura, la più importante dell’Italia settentrionale, sono dedite all’agricoltura, all’allevamento, alla lavorazione del corno e dell’osso e alla tessitura; continuano comunque a cacciare, a pescare e a raccogliere frutti selvatici.

- L’abbigliamento.

In  questo periodo i manufatti in bronzo, e in particolare le alabarde, i pugnali, le asce, sono gli status symbol di una società che va strutturandosi gerarchicamente. Le asce, utilizzate anche come strumenti da lavoro, hanno margini rialzati e profili che si modificano nel corso del tempo (si giunge ad esemplari con andamento decisamente concavo e taglio molto espanso). Modifiche sostanziali sono ravvisabili pure nella realizzazione dei pugnali, con manico in materiale organico i più antichi, con manico fuso i più recenti.
Diverse asce di bronzo sono state rinvenute (singolarmente o in ripostigli) nei territori della cultura di Polada. Oltre ad esse, il costume delle popolazioni gravitanti in quest’area comprende: pugnali in bronzo; fermatrecce in filo d’oro; pettorali realizzati con conchiglie, perle d’osso e ambra, canini, saltaleoni (fili di metallo avvolti a spirale) pendagli di vario tipo, compresi quelli a doppia spirale; bracciali in rame e collari in bronzo a capi aperti; lamine bronzee a forma di mezzaluna; spilloni in bronzo e in osso, utilizzati per fermare le vesti; fibbie di cintura in osso. Dall’area bresciano provengono diversi vaghi di faience (perle di silice ricoperte da una superficie vetrosa).

- I villaggi

Durante l’età del Bronzo i villaggi (occupati da poche centinaia di persone) sono spesso costruiti sulle sponde di paludi, lanche fluviali, laghi, nei pressi dei quali si coltivano frumento, orzo, lino, sfruttando la fertilità del terreno e la presenza di limo carbonioso, più facile da lavorare. In genere, l’impianto dei villaggi è di tipo palafitticolo, le capanne, cioè, si dispongono su una piattaforma lignea collocata sopra il limite massimo di piena delle acque grazie a una serie di pali verticali. Nel sito palafitticolo di Fiavè (Trentino), scavato tra la fine degli anni Venti e gli anni Sessanta, i pali scendevano per 4-5 metri nel fondo del lago; la parte rimanente, elevandosi per altri 4-5 metri, andava a sostenere l’impalcato aereo, realizzato con tavole accostate, sul quale s’impostavano le abitazioni e i focolari, questi ultimi isolati dal legno mediante un impasto di argilla e ghiaia. I primi villaggi palafitticoli della cultura di Polada sono stati localizzati sulle rive del Garda e dei piccoli bacini ad esso prospicienti; appartengono invece a una sua fase più recente gli insediamenti rinvenuti nell’area compresa tra le colline moreniche e il Po.

- Cultura materiale

Come nella precedente Età del Rame, nel Bronzo Antico all’attività metallurgica si affianca ancora l’industria litica (punte di frecce, elementi di falcetto, grattatoi, asce levigate). Grande importanza continua ad avere la ceramica. Circa la forma delle ceramiche poladiane, lavorate a mano e piuttosto grezze, è possibile individuare un’evoluzione tipologica. Alla fase più antica si ascrivono le tazze e i boccali globosi e troncoconici, le anfore a corpo biconico-globoso, i grandi recipienti troncoconici con cordonature orizzontali. Più recenti sono le tazze e i boccali a profilo concavo-convesso, le scodelle e gli scodelloni con corpo a calotta e ansa a gomito. Le decorazioni sono costituite da  file di punti e incisioni, a volte riempite con pasta bianca.  Tra gli altri manufatti si segnalano le fusaiole fittili, utilizzate per la tessitura, e le cosidette “tavolette enigmatiche”, elementi ceramici o in pietra recanti una serie di motivi impressi disposti su file parallele la cui funzione rimane incerta (oggetti magici o di culto, mezzi di comunicazione, sigilli per marcare merci, stampi ecc.). I reperti lignei (palette, falcetti, recipienti ecc.) utilizzano vari tipi di essenze. In legno di quercia è l’aratro di Lavagnone, del quale si conserva anche metà del giogo

- Le necropoli.

Le ricche sepolture con armi dell’Italia centrale indicano l’esistenza di un’élite guerriera, la quale manifesta le proprie prerogative di rango anche attraverso sacrifici umani (a Ponte San Pietro una giovane donna accompagnava le spoglie di una sepoltura maschile dotata di pugnaletto, ascia, martello-ascia, oggetti in ceramica e corno)
Le poche sepolture trovate nell’area della cultura di Polada, tutte a inumazione, spesso si localizzano in ripari rocciosi, sono tuttavia note strutture funerarie a tumulo, presenti anche in altre aree italiane. Nella necropoli di Sorbara-Asola cinque delle diciannove sepolture del Bronzo Antico qui rinvenute contenevano corredi costituiti da spilloni in bronzo e osso, collane formate da vaghi in osso, conchiglie, saltaleoni in bronzo o rame, ecc. Gli inumati si disponevano rannicchiati sia sul fianco destro che sul sinistro, ma sempre col volto rivolto ad Occidente (nella necropoli austriaca di Gemeinlebarn succede esattamente al contrario). In Trentino, dove gli individui immaturi talvolta vengono sepolti in grandi vasi, i corredi funerari sono formati da pettorali e ceramiche. A Romagnano, è stato rinvenuto un inumato privato del cranio; data la presenza di crani in molte palafitte trentine è stata ipotizzata l’esistenza di un loro culto, cui, forse, venivano riservate zone particolari dell’abitato. (testo e illus. di D.V.)

   
     
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